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Gravina contro la riforma Ue: così si abbandonano i territori

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«Una scelta miope e pericolosa, che sacrifica la coesione per finanziare il riarmo, taglia fuori le Regioni e impoverisce i territori». È il duro monito di Roberto Gravina, consigliere regionale del Molise e coordinatore nazionale del Comitato Enti locali del Movimento 5 stelle, che interviene con fermezza sulla proposta della Commissione europea di istituire un Fondo unico in grado di accorpare i principali strumenti finanziari destinati alle politiche di coesione.
Secondo Gravina, la riforma, se confermata nei termini prospettati, rappresenterebbe un colpo durissimo per il Sud Italia e per migliaia di enti locali che negli anni hanno potuto contare sulle risorse comunitarie per infrastrutture, ambiente, inclusione sociale e sviluppo territoriale. «Chi conosce i territori – afferma – sa bene che i fondi europei hanno rappresentato una leva decisiva per la crescita del Mezzogiorno e per la sopravvivenza di molti comuni, specie quelli più piccoli. Con questa proposta, tutto rischia di saltare».
Al centro delle critiche, la destinazione delle risorse: «Dietro la retorica della razionalizzazione – denuncia Gravina – si cela un’operazione che di fatto azzera la politica di coesione per spostare risorse verso finalità militari. Si tratta di una scelta che segna uno spartiacque: da un’Europa solidale e vicina ai cittadini si torna a un’Europa distante, in cui la geopolitica prende il sopravvento sulla giustizia sociale e territoriale».
Gravina sottolinea come non sia solo una questione di numeri, ma di visione politica: «L’idea di cancellare i fondi strutturali come li abbiamo conosciuti – Por, Pac, Fesr, Fse – e centralizzare le risorse, è un passo indietro drammatico. Si privilegia una logica accentratrice, che penalizza le periferie sociali ed economiche. Il Sud non è una zavorra: è una promessa che va onorata con i fatti, non con gli slogan».
Un impegno che, secondo il rappresentante pentastellato, i parlamentari del Movimento stanno portando avanti con determinazione a Bruxelles. «Palmisano, Tridico, Pedullà e gli altri eurodeputati stanno conducendo una battaglia coraggiosa – afferma – per smascherare l’ipocrisia dietro questa proposta, che nulla ha a che fare con l’efficienza e molto con un ridisegno punitivo della geografia degli investimenti».
Le conseguenze, avverte Gravina, sarebbero gravi e tangibili. Da un lato, la riduzione delle risorse per aree già svantaggiate; dall’altro, lo svuotamento progressivo del ruolo degli enti locali. «I comuni verrebbero privati non solo di fondi essenziali, ma anche degli strumenti di programmazione e intervento diretto – spiega –. In un contesto come quello del Sud, dove la marginalità geografica si intreccia con fragilità economiche e sociali, questa scelta equivarrebbe a un vero e proprio disarmo amministrativo».
Una situazione che appare, per Gravina, ancora più paradossale in un momento in cui l’Unione dovrebbe invece rafforzare il legame tra istituzioni e comunità. «Se l’Europa vuole sopravvivere come progetto politico condiviso – conclude – deve tornare a essere uno spazio di solidarietà, coesione e prossimità. Non può permettersi di sacrificare i territori per logiche centralistiche o, peggio, belliche. O si torna a parlare con le comunità, oppure l’Europa smette di essere riconoscibile agli occhi dei cittadini».

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