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Lavori precari e pericolosi, cittadinanza: sfida di Landini al fronte dell’astensionismo

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In Molise l’appello di Maurizio Landini ad andare a votare l’8 e il 9 giugno ha trovato partner inaspettati e autorevoli. Recarsi alle urne, poi ognuno voti come crede: questa la sfida che il fronte del Sì affronta come priorità.
«Per raggiungere il quorum devono andare a votare 25 milioni di persone. Se raggiungiamo il quorum il giorno dopo ci saranno milioni di persone che avranno dei diritti in più che oggi non hanno», ha sintetizzato il leader della Cgil a Campobasso.
Due le tappe del tour molisano: un’assemblea con dipendenti e studenti all’Unimol e un comizio in piazza Municipio. Con il segretario nazionale, fra gli altri, il responsabile della Cgil Abruzzo Molise Carmine Ranieri e quello della Camera del Lavoro del Molise Paolo De Socio (da Roma è “tornato” per l’occasione anche l’ex segretario regionale Sandro Del Fattore). In platea nell’Aula Modigliani, rappresentanti e amministratori della sinistra, fra gli altri la capogruppo del Pd in Regione Micaela Fanelli, l’assessora al Comune di Campobasso Bibiana Chierchia (sul palco in piazza la sindaca Marialuisa Forte), Italo Di Sabato (Osservatorio Antirepressione). L’ex rettore Gianmaria Palmieri e il prof Giovanni Cerchia hanno offerto contributi al dibattito.
I saluti dei due vertici che si stanno avvicendando proprio in queste settimane hanno dato all’appello della Cgil alla partecipazione un “megafono” per niente scontato. Il prof Luca Brunese ha messo in evidenza il valore del confronto, del dibattito, su cui l’ateneo negli anni ha concentrato molti sforzi. Il neo eletto rettore Giuseppe Vanoli, con un esempio personale, ha reso quanto mai concreto il motivo per cui alle urne si va. Sempre e comunque. Esempio familiare, più che personale: quello di uno zio che scelse di lasciare l’Italia e trasferirsi in Grecia. Ma tornava sempre (solo) per votare e, nel caso dei referendum, tornava per un mese e faceva la campagna referendaria, nel senso di convincere le persone a recarsi alle urne.
Il merito, naturalmente, è toccato al capo della Cgil. «Il voto ai referendum cancella leggi sbagliate ed estende i diritti dei lavoratori, riduce la precarietà, tutela contro le morti sul lavoro ed estende i diritti e la libertà dei lavoratori. Quindi non si va a votare per questo o quel partito, per il governo o per la Cgil, si va a votare per aumentare i diritti di chi lavora». Cinque sì chiede il sindacato per abrogare le norme del Jobs Act sui licenziamenti, quelle sul subappalto e per ridurre da dieci a cinque gli anni per poter chiedere la cittadinanza italiana. La battaglia è contro un avversario impalpabile. Contro il partito dell’astensione. «C’è qualcuno che invita a non andare a votare, evidentemente c’è paura della democrazia».
Non è mancata la domanda dei giornalisti a Landini sul futuro dello stabilimento Stellantis di Termoli. «L’Italia – la sua risposta – è un Paese che rischia di perdere l’industria automobilistica. Un Paese che era capace di produrre un milione e mezzo di auto e quest’anno se va bene ne produciamo 250mila. Non avere la Gigafactory rischia di far saltare la prospettiva di Termoli e di tutto questo territorio, ma rischia anche di far saltare la prospettiva di essere ancora un Paese capace di attirare investimenti e di essere un soggetto che utilizza le competenze che ha anche per il futuro della mobilità».
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